Portiamo in vacanza la sostenibilità

L’attenzione per l’ambiente non va in vacanza. Più di un nostro connazionale su 4 (26%) dichiara che quest’anno presterà maggiore attenzione al proprio impatto ambientale durante le vacanze estive rispetto allo scorso anno. A scattare la fotografia è il Summer Vacation Destinations Report 2019.

In particolare, i dati dell’indagine mostrano che la maggiore eco responsabilità dei viaggiatori toccherà vari ambiti, primo fra tutti l’impegno a riciclare correttamente (62%), seguito dal non abbandonare rifiuti nella natura (49%) l’attenzione all’impatto ambientale dei trasporti per raggiungere la meta del viaggio (32%) e la scelta di hotel eco friendly (26%)

La sostenibilità diffusa

La sostenibilità, ed in particolare quella ambientale si è ritagliata negli ultimi anni una posizione privilegiata nei discorsi pubblici, un argomento e un impegno che sta a cuore a un numero crescente di persone, complice anche la forza di personaggi iconici come la giovane Greta Thunberg. L’onda green ha bagnato le rive anche del settore turistico, dove i danni derivanti dalla condotta scriteriata dell’uomo sono particolarmente evidenti. Basta recarsi su alcune isole, un tempo paradisi naturali incontaminati e oggi distesa senza fine di hotel («eco» o meno che siano) e ripiene dei rifiuti lasciati dai turisti e difficili da smaltire, specialmente su isole lontane.

Sono appunto alcune isole che sono state capaci di dare il via ad un movimento contro l’uso della plastica. Esempio seguito da strutture turistiche, hotel, località che hanno posto un freno all’utilizzo di posate, bicchieri e contenitori monouso in plastica.

Sono diventate, come si legge spesso con un’incauta espressione inglese, plastic free. Incauta,  perchè in realtà ciò a cui si dice addio sono quegli oggetti in plastica monouso non biodegradabile. Ma sebbene non venga eliminata tutta la plastica, questo piccolo passo può avere conseguenze enormi. Soprattutto quando ad abbracciare questa filosofia sono realtà grandi come le catene alberghiere.

Scelte Virtuose

Ma il viaggiatore che (anche) per questioni etiche volesse sapere prima di prenotare se il luogo in cui si reca è virtuoso per quanto riguarda la sostenibilità ambientale, come fa? Beh, esistono alcune certificazioni innanzitutto, dei bollini di cui si possono fregiare le strutture ricettive.

Esistono certificazioni specifiche (ambientali) come Ecolabel, istituito in tempi non sospetti, nel 1992, per riconoscere quei prodotti e servizi che nel loro ciclo di vita hanno un ridotto impatto ambientale. Per ottenerlo, deve essere richiesto volontariamente e ed è concesso da un’istituzione terza super partes – il comitato Ecolabel Ecoaudit con il supporto dell’ISPRA nella fattispecie; prevede inoltre procedure rigorose come il Life Cycle Assessment, in grado di “misurare” le interazioni con l’ambiente.

Oppure è possibile una scelta più completa in tema di sostenibilità, ovvero quella di dotarsi di sistemi di programmazione e controllo che abbracciano tutti gli ambiti della sostenibilità e non solo quello ambientale: il bilancio di sostenibilità che le strutture sono obbligate a pubblicizzare sul proprio sito, così come le policies e le misure adottare per la sostenibilità

Chi, attivo nel turismo, sceglie la strada della sostenibilità ha indubbi vantaggi. Innanzitutto una «riduzione sostanziale dei costi»; questo perché subentra una gestione attenta. Inoltre, diversi turisti ormai sono molto attenti a scegliere strutture ricettive sostenibili; soprattutto quelli provenienti da zone europee con un alto potere d’acquisto.

Attenzione però perché alcune strutture che ancora si fregiano di marchi come quelli di Ecolabel, in realtà non dispongono più della certificazione. In alcuni casi, infatti, la sostenibilità può diventare un modo per condurre una sorta di green washing; un’operazione che permette di presentare formalmente la struttura come ecosostenibile, ma che poi non trova riscontro nella reale gestione, ecco perchè è sempre necessario verificare se sul sito web della struttura esiste i bilancio di sostenibilità e le policies adottate.

Buone vacanze sostenibili da tutto lo staff TCC!

Ci rileggiamo a settembre.

La sostenibilità “a cascata”

“”Ha generato una riduzione delle emissioni inquinanti pari a 663 milioni di tonnellate di anidride carbonica in 10 anni. È questo il risultato ottenuto dalle grandi multinazionali che hanno chiesto ai propri fornitori maggiore trasparenza e un minor impatto ambientale. Lo rivela il rapporto annuale dell’organizzazione CDP (già Carbon disclosure project) che ha analizzato i dati comunicati da 5.562 fornitori” 

Il rapporto, giunto alla decima edizione, è stato realizzato da CDP in collaborazione con Carbon Trust, Ong nata con l’obiettivo di accelerare la transizione verso un’economia sostenibile e a basse emissioni di carbonio. In dieci anni, si legge nel rapporto, la situazione è migliorata in modo esponenziale: nel 2009 erano solo 19 le aziende che chiedevano ai propri fornitori di rendicontare e agire per ridurre l’impatto ambientale, oggi sono diventate 115. I fornitori che hanno accolto queste richieste sono passati dai 634 agli attuali 5.500.Portare avanti iniziative per rendere le propria catena di fornitura più sostenibile ha portato anche indubbi vantaggi economici. In base al rapporto CDP, le aziende che hanno chiesto ai propri fornitori maggiore trasparenza e una riduzione dell’impatto ambientale hanno risparmiato oltre 19 miliardi di dollari.

La spinta dei consumatori

La sostenibilità della catena di fornitura sembra essere in cima alle priorità delle imprese di tutto il mondo. A chiederlo sono gli stessi consumatori. Lo sostiene uno studio condotto dall’ente di certificazione Dnv Gl – Business Assurance e dall’istituto di ricerca Gfk Eurisko.Dalla ricerca è emerso che il 96% delle società, al momento di scegliere un fornitore, considera gli aspetti legati alla sostenibilità, in particolare l’impatto ambientale (56%), ma anche la sicurezza dei lavoratori e gli aspetti economici. Il merito principale di questa attenzione è dei clienti: lo studio sostiene infatti che l’80% delle imprese è stata oggetto di pressioni da parte dei consumatori per dimostrare la sostenibilità della catena di fornitura.

Siamo solo all’inizio di un percorso

L’aumento dei fornitori che hanno aderito alle richieste di sostenibilità da parte dei loro clienti fa ben sperare, ma molti ancora non lo hanno fatto. Solo il 57% dei fornitori ha infatti ridotto il proprio impatto e appena il 35% ha un obiettivo di riduzione delle emissioni. È ancora bassa, inoltre, la percentuale di fornitori che ha dichiarato di intraprendere una valutazione del rischio legata alle foreste, solo il 47%, e ancora minore quella che ha fissato obiettivi per ridurre la deforestazione, pari al 17%.Che la strada da fare sia ancora molta, lo dimostra il fatto che 4 aziende su 5 hanno identificato i possibili rischi derivanti dai cambiamenti climatici e la metà non ha ancora adottato alcuna azione migliorativa.