Allevamenti sostenibili. Serve una svolta.

Allevamenti sostenibili. Un allevamento può coniugare efficienza e sostenibilità?  Cosa si sta realizzando in questa direzione?  Il 20 settembre a Milano alla Casa della Agricoltura si è parlato di sostenibilità e zootecnia

La sostenibilità rappresenta l’orizzonte tecnologico, tecnico ed economico dentro il quale occorre pensare e organizzare lo sviluppo dei prossimi anni.  A questa condizione non sfugge l’agricoltura europea che può contribuire ad un corretto sviluppo in modo ori­ginale considerato che utilizza in modo diretto risorse naturali, suolo agrario (i due terzi della superficie agricola della Unione europea sono investiti a foraggere), acqua e aria. In essa la zootecnia europea è comparto decisivo.Allevamenti sostenibili

Per vincere questa sfida occorre l’impegno di tutti i soggetti che operano in zootecnica ed è decisiva la più ampia informazione e reciprocità anche nella costruzione delle analisi e delle sperimentazioni rivolte a conseguire innovazione sostenibile. Allevamenti sostenibili

Oltre a ciò occorre attenta fornitura ed intelligente uso dei mezzi tecnici (si consideri che il 5% del petrolio prodotto nel mondo viene utilizzato per la produzione dei concimi azotati), sia per l’alimentazione del bestiame che per le cure veterinarie associate alle pratiche di allevamento, con particolare attenzione al benessere animale, al riutilizzo delle deiezioni, all’alimentazione del bestiame, primo responsabile delle emissioni nocive, segnatamente metano che deve essere compensato dal trattenimento di carbonio attraverso le foreste e i pascoli (il metano ha un decadimento lungo, problema acuto nei prossimi 20 anni, decisamente ininfluente nei successivi 60). Allevamenti sostenibili

Una pratica di campagna per la produzione di foraggere ad esempio (nuove rotazioni agrarie sostitutive di mais in successione) consente risultati importanti per la sostenibilità sia in ordine alla qualità delle deiezioni, sia in ordine alle emissioni, sia in ordine ai risparmi economici delle imprese del tutto coerenti con il risparmio energetico per i prodotti non acquistati. E la produzione non si riduce. Una selezione del bestiame coerente con la riduzione progressiva di metano al pari della progressiva conoscenza del metabolismo della flora intestinale dei ruminanti è possibile ed è in corso. Allevamenti sostenibili

Occorre un rapporto attento con i consumatori improntato alla serietà delle informazioni presentate al di là delle convinzioni etiche a riguardo del consumo di carne e della macellazione degli animali. Occorre inoltre verificare il concorso delle politiche europee per la zoo­tecnica che possono favorire questa positiva evoluzione: la prossima Politica agricola comune sarà il test prossimo venturo per verificare quanto sopra. enti sostenibili

La discussione di merito infine non può non collocarsi nella realtà di un mercato che cambia e in modo anche veloce: la tendenza al consumo di carni nel mondo è in crescita, in particolare in Asia e certamente nel lungo periodo inarrestabile. Come corrispondervi e con quali politiche evitando uno sviluppo non governato del fenomeno è un altro interrogativo che spinge oltre la discussione. In particolare per noi europei.

La Casa della Agricoltura ha offerto una occasione, una sede e uno svolgimento di dibattito, esplicitamente apprezzato, svolgendo per definizione statutaria e per pratica attiva questa funzione.

Queste le domande sulle quali riflettere.

Nel tempo le possibilità di ridurre le emissioni nel settore zootecnico, e in generale l’agricoltura, sono tuttavia più scarse rispetto ad altri settori produttivi, ad esempio nel campo della mobilità. L’interrogativo si trasferisce allora sulle priorità generali: possiamo eliminare il cibo? Certamente possiamo eliminare i motori diesel.

La carne è un alimento. Dobbiamo ridurre i consumi per farlo diventare esclusivo valore edonistico gastronomico? La presenza di animali in Pianura Padana è pari a una presenza di 30 milioni di abitanti. È sostenibile? Pure è vero che la pianura Padana produce per esempio l’80% del latte consumato in Italia: cosa si può fare? Come si può facilmente notare la discussione necessita di continuare.

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