Anche i concerti verso la sostenibilità

Coldplay. “Non andremo in tournée con questo album. O, almeno, ci prenderemo del tempo, un anno o due, per capire come il nostro tour possa non solo essere sostenibile ma anche vantaggioso per l’ambiente”. “Il nostro sogno è di avere uno spettacolo senza plastica monouso e averlo in gran parte alimentato a energia solare. Tutti abbiamo la responsabilità di dare l’esempio di fronte a questa crisi climatica e naturale. L’inazione non è un’opzione se vogliamo preservare il nostro pianeta per le generazioni future

Sono recenti affermazioni del cantante dei Coldplay, Chris Martin, in riferimento all’uscita del loro ultimo progetto discografico “Everyday Life”.

Una rinuncia non da poco, considerando che l’ultimo tour ha portato alla band britannica introiti per oltre 500 milioni di dollari; che però nei 122 concerti ha spostato in cinque continenti trentadue camion e nove autobus. Senza contare gli spostamenti dei fans, il consumo di energia, i rifiuti, in gran parte di plastica, ecc…

Gli unici concerti che terranno i Coldplay sono quelli di Amman in Giordania e quello di Londra, al Museo di Storia Naturale. Anche in questo caso, però, la questione ambientale è in cima ai loro pensieri: i proventi infatti verranno devoluti a ClientEarth, un’associazione no-profit tra avvocati ed esperti ambientali, che utilizza la Legge per preservare il pianeta.

Il problema dell’impronta ambientale dei concerti non è nuovo al mondo del rock; il più famoso concerto della storia, quello di Woodstock del 1969, lascio sul terreno 1400 tonnellate di immondizia, e nel 1994 si calcolato che 600 tonnellate erano ancora sepolte nel fango.

Quello dei Coldplay non è il primo esempio di band che si mobilita per l’ambiente, probabilmente i primi autori ad interessarsi concretamente alle questioni ambientali sono stati i Radiohead, all’inizio del millennio, che lanciarono plurimi appelli ai colleghi affinchè organizzassero concerti più sostenibili.

Proprio per questo, nel 2007 e nel 2012 i Radiohead furono oggetto di una ricerca universitaria della Stanford University, con l’obiettivo di calcolare i consumi di un concerto di due ore e 100.000 persone, che hanno concluso come l’impronta ambientale dei fans sia molto maggiore di quella del concerto stesso, soprattutto a causa degli spostamenti necessari per raggiungere la località della manifestazione.

Un’ analisi più recente è stata svolta dell’Università del Quebec, che ha cercato di capire come si possano compensare le emissioni di un concerto tramite la piantumazione di un numero sufficiente di alberi, concludendo che i fans sarebbero disponibili a pagare una maggiorazione sul costo del biglietto, ma solo nei casi in cui la band si dimostri realmente coinvolta nella causa ambientale; in caso contrario, gli spettatori non sono disponibili a dare il proprio contributo economico. Non è una sorpresa: oggi le persone sono sempre più informate ed i tentativi di green washing, di cui sono state accusate band anche famose come gli U2 ed in tempi più remoti i Rolling Stones, giungono presto sotto i riflettori della stampa.

Forse l’esempio più concreto è appresentato dal Glastonbury Festival of Contemporary Performing Arts, che recentemente ha coinvolto nell’organizzazione il celebre naturalista David Attenborough, allo scopo di sensibilizzare l’organizzazione ad i fans affinchè la manifestazione abbia l’impatto ambientale più ridotto possibile. Iniziative concrete hanno riguardato il divieto di utilizzo di bottiglie e stoviglie di plastica o l’utilizzo di mezzi di trasporto collettivo per gli spettatori, nonché incoraggiando iniziative ambientali a margine della manifestazione.

Volgiamo concludere questo contributo riprendendo la frase iniziale di Chris Martin: “Tutti abbiamo la responsabilità di dare l’esempio di fronte a questa crisi climatica e naturale”. I grandi autori e le grandi band del rock hanno una immensa visibilità e sono in grado di informare milioni di fans, orientando i loro comportamenti e le loro abitudini. Esempi come quello dei Coldplay non possono che essere salutati positivamente, ed anzi bisogna augurarsi che molti altri autori si uniscano presto a questa battaglia.

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