Recovery fund e sostenibilità, la nostra analisi

recovery fund e sostenibilità
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Su queste pagine abbiamo più volte sostenuto come la corporate social responsability (CSR) sia il modello di sviluppo economico a cui devono e dovranno ispirarsi istituzioni pubbliche e private (anche con il supporto di sustainability managers); tutela ambientale ed inclusione sociale dovranno guidare le politiche economiche dei prossimi anni, come troviamo chiaramente nelle linee guida del Recovery Fund.

La sostenibilità e il Recovery Fund

Non fanno eccezione le politiche economiche dell’Unione Europea, che nel distribuire agli Stati Europei le risorse del c.d. Recovery Fund, ne ha vincolato l’utilizzo all’adozione di piani di politica economica che contribuiscano a “transizione ambientale, a resilienza e sostenibilità ambientale, a transizione digitale, innovazione e sostenibilità”.

Ricordiamo che il Recovery and Resilience Facility ha stanziato a favore dell’Italia ben 191,4 miliardi di euro, ai quali si aggiungono ulteriori risorse per un totale di oltre 208 miliardi, da utilizzarsi per il 70% nel biennio 2021-2022; un’occasione da non sprecare per accodarsi alla (auspicata) ripresa economico post-covid, che il nostro Paese potrà sfruttare solo presentando programmi di sviluppo economico compatibili con gli obiettivi sopra indicati.

La Commissione Europea ha infatti individuato le caratteristiche che dovranno guidare i PNRR dei Paesi membri, vale a dire contribuire a transizione ambientale, a resilienza e sostenibilità ambientale, a transizione digitale, innovazione e competitività. Un mix ben amalgamato di innovazione e sostenibilità, concetti che vanno spesso di pari passo, come sanno bene gli addetti ai lavori.

La sostenibilità e le linee Guida Linee Guida per la Definizione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR),

In questo contesto, il 15 settembre il Governo ha sottoposto al Parlamento le Linee Guida per la Definizione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), nell’ambito dell’iniziativa europea denominata “Next Generation UE”, che il Governo ritiene “un grande passo avanti per l’Europa e un’occasione irripetibile per il nostro Paese per rilanciare gli investimenti e attuare importanti riforme, all’interno di un disegno di rilancio e di transizione verso un’economia più sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale”.

Il piano del Governo è costruito intorno a 4 direttrici strategiche:

  • modernizzare il Paese, vale a dire creare un ambiente favorevole all’innovazione;
  • transizione ecologica, che dovrà essere “la base del nuovo modello di sviluppo su scala globale” e che deve rappresentare “un terreno di nuova competitività per molta parte del nostro sistema produttivo”;
  • inclusione sociale e territoriale, cioè ridurre le diseguaglianze, che impediscono a molti cittadini di partecipare pienamente alla vita economica e sociale e di godere di un tenore di vita considerati accettabili;
  • parità di genere, che richiede di intervenire in molte direttrici, allo scopo di limitare la discriminazione nei confronti delle donne.

Il PNRR sarà costruito secondo la seguente sequenza logica: indicare le “Sfide” da affrontare, delineare le “Missioni” atte a vincere le Sfide, scegliere i “Progetti di Investimento” per ciascuna Missione e le “Iniziative di Riforma” necessarie per favorire l’attuazione dei Progetti.

Tra le Sfide troviamo la riduzione dell’impatto sociale ed economico della pandemia e la transizione verde e digitale; tra le Missioni, la rivoluzione verde e la transizione ecologica, l’istruzione e la formazione, la ricerca e la cultura, l’equità sociale, di genere e territoriale, il miglioramento della salute dei cittadini.

Sostenibilità ambientale

In particolare, si chiede che l’Italia intensifichi il proprio impegno per far fronte ai nuovi e più ambiziosi obiettivi europei di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, fissato dall’European Green Deal, migliorando in tal modo l’inquinamento di aria, acqua e suolo, attraverso la de-carbonizzazione del settore energetico, mediante l’utilizzo sempre maggiore delle fonti di energia rinnovabili, la ridefinizione del sistema dei trasporti, il miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici, la promozione dell’economia circolare, l’adattamento del sistema agricolo ai cambiamenti climatici ecc… ecc…

Istruzione e formazione e il Recovery Fund

Per quanto riguarda istruzione e formazione, il PNRR punterà ad innalzare i risultati educativi, a ridurre il tasso di abbandono scolastico, ad ampliare e digitalizzare i servizi educativi, a rafforzare i percorsi di istruzione superiore (lauree professionalizzanti, dottorati, istituti tecnici superiori…), senza trascurare iniziative di istruzione dei cittadini in età lavorativa, occupati, disoccupati o inattivi.

Equità sociale e il Recovery Fund

In relazione al raggiungimento dell’equità sociale, di genere e territoriale, l’Italia deve riuscire ad eliminare le disparità di genere nel mondo del lavoro e nella vita sociale, “un problema che ci colloca agli ultimi posti in Europa da molti punti di vista”.

Oltre alle disparità di genere, il Paese soffre di una cronica disuguaglianza a livello territoriale in termine di reddito, occupazione, livelli di scolarizzazione, con tassi di disoccupazione molto elevati in alcune parti del Paese. Il Governo intende pertanto adottare interventi quali politiche attive del lavoro, politiche di coesione territoriale e sociale, misure di sostegno fiscale, misure volte a migliorale l’enpowerment femminile in termini di formazione, occupazione ed auto-imprenditorialità, nella considerazione che l’indipendenza economica è destinata a ridurre le violenze di cui sono troppo spesso vittime le donne.

Conclusioni

È un piano sufficientemente ambizioso? L’Italia sarà in grado di attuarlo, in tempi tanto brevi? Solo il tempo potrà dircelo, ma quello che sappiamo fin da ora è che se non sapremo sfruttare le risorse che l’Europa ha destinato al nostro Paese, il divario con i nostri vicini non potrà che aumentare, e perderemo l’ennesima occasione per metterci al passo delle economie più virtuose. Il tempo a nostra disposizione non è molto, ma è lo stesso tempo concesso agli altri Paesi: mai come in questo periodo, è necessario fare bene e fare presto.


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