Per ora, restiamo a casa

Il mantra di queste difficili settimane, è restare a casa. E noi tutti lo faremo, convinti che questo piccolo sacrificio, ci permetterà di tornare a muoverci, viaggiare e stare insieme come, più e meglio di prima. Qualcuno troverà inopportuno scrivere del settore dei viaggi in un momento particolarmente difficile come quello che stiamo vivendo e che sta producendo danni incalcolabili per tutto il comparto travel. Ma noi crediamo, anzi siamo convinti, che sapremo ripartire alla grande, recuperando in fretta il terreno ed il fatturato perso in questi giorni da incubo. Magari con una visione differente e sostanzialmente maggiormente sostenibile

Ripartire sostenibili

Innovazione tecnologica e formazione: sono queste le coordinate per lo sviluppo del mondo travel. Ma ce n’è una terza, considerata a torto più “immateriale” ma ugualmente fondamentale, anzi in prospettiva strategica anche molto più impattante non solo nel turismo, ma in ogni settore di qualsiasi attività: è la sostenibilità. Perché il mondo intero “ha risorse limitate e quindi ogni piano di investimenti, ogni orientamento dello sviluppo tecnologico e le relative modifiche istituzionali dovrebbero essere in sintonia per valorizzare il potenziale attuale e futuro per rispondere ai bisogni dell’uomo”.

Non solo atteggiamenti divenuti trendy, come “plastic free”?

Lo abbiamo già scritto in tutti modi e salse possibili: identificare la sostenibilità con il solo concetto del “plastic free” è riduttivo e non corretto. Certo è un buon inizio. Attenzione però a non demonizzare adesso in toto qualsiasi contenitore fatto di materie plastiche, in una furia iconoclasta e demagogica. Non tutta la plastica è surrogabile: si pensi ad esempio alle sacche da trasfusione, alle siringhe monouso e via dicendo. Insomma, sì al plastic free, ove possibile, ma certamente è un orientamento che da solo non basta per poter parlare davvero di sostenibilità.

Cosa bisognerà aggiungere, nel settore travel?

Pensiamo al dopo. Pensiamo alla ricostruzione, al ripartire migliori di prima. Cosa si può aggiungere al settore per migliorarlo? Almeno altri sei nodi fondamentali. Primo: la valorizzazione dei territori. Vale la pena ricordare il turismo enologico, che implica la scoperta dei vari ambienti, le cantine, le colture. Anche in un settore come questo, dove i turisti si dimostrano già particolarmente interessati e curiosi, mancano ancora risposte adeguate per una clientela consapevole e alla ricerca di autenticità. Si pensi che in Italia si contano 5.047 tipicità alimentari, oltre a quelle già validate dai marchi Doc, Docg, Dop e via dicendo. Bisogna sfruttarle per accrescere la catena del valore di una zona, la sua reputazione: occorre promuovere i brand locali e la loro attrattività.

Efficienza gestionale

Anche di questo abbiamo scritto abbondantemente, ma continueremo a “martellare” perchè è uno dei concetti fondanti della sostenibilità ed è quello che produce i maggiori benefici.

Anche qui serve almeno un esempio. Nei centri più attrattivi, penso a Venezia, si è pensato al numero chiuso o agli ingressi contingentati, di fatto avvilendo le aspettative di molti e creando motivo di disaffezione per la mèta. In realtà, non ci sarebbe alcuna necessità di ricorrere a misure così drastiche se si praticasse una programmazione efficiente, che valorizzi le località circostanti e la destagionalizzazione anche con proposte di mobilità alternative. Altro esempio: le piste ciclabili create a Bolzano. Soluzioni molto ecologiche, a basso impatto, ma con alta resa: per un chilometro di ciclabile è stato calcolato un indotto di circa un milione di euro. Ma anche a Treviso si parla di grandi benefici: circa 650mila euro per chilometro di pista. Sono risultati importanti, frutto appunto di gestioni del territorio attente e lungimiranti.

Eliminazione degli sprechi

Penso che tutti comprendano come l’eliminazione degli sprechi, delle ridondanze, delle sovrapposizioni e delle scarse efficienze possa portare benefici a tutta la catena. Se si aggiunge a questo l’ottimizzazione dei processi aziendali, anche e soprattutto nelle imprese travel, i risultati non possono che essere positivi.

Persone non risorse umane

Al quarto posto si piazza l’empowerment delle competenze, la valorizzazione delle formazioni, determinanti per qualsiasi operatore del turismo, dal manager all’addetto alla reception, soprattutto in un’epoca in cui la tecnologia ha stravolto abitudini consolidate, il digitale ha dettato le nuove regole e gli approcci. E’ sempre necessario il coinvolgimento delle persone, a tutti i livelli, la partecipazione in azienda, fattori basilari per la crescita omogenea di qualsiasi impresa.

Accessibilità anche al credito

Accessibilità, intesa in senso ampio come la necessità di rispondere ad esigenze diverse, quali la possibile mobilità limitata del cliente, l’intolleranza alimentare, la necessità di collegamenti rapidi al web. Anche questi, oggi, sono aspetti importanti da considerare nella ricettività. Infine, al sesto punto, un aspetto più finanziario: il bisogno di un facile accesso ai capitali, compresi i fondi europei, un rapporto nuovo con gli istituti di credito, che potrebbe essere agevolato anche dal “grado di sostenibilità” raggiunto dalla singola impresa, perché è noto che un’azienda è tanto più affidabile e solida quanto più ha attivato i punti che ho ricordato, in una parola la sostenibilità.

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