Lockdown e sostenibilità?

Il lavoro sostenibile è uno dei cardini nell’insieme dei goals della CSR. Questi mesi di lockdown hanno costretto molte imprese (laddove possibile) ad applicare modalità di lavoro a distanza o smart working, inizialmente con molte difficoltà organizzative, allo stesso modo hanno reintrodotto la urgente necessità di avviarsi verso soluzioni di lavoro agile, soprattutto per conciliare la contestuale chiusura delle scuole.

Un nuovo rapporto tra impresa e lavoratore

Tra lavoro agile e azioni di conciliazione famiglia-lavoro, con riflessi in termini di minor inquinamento ambientale, il lockdown ha dimostrato che la tecnologia è pronta a consentire una rivoluzione nel modo di concepire il lavoro all’interno delle aziende; tramite questa consapevolezza, il welfare aziendale sta entrando a pieno diritto nelle politiche di gestione delle risorse umane delle aziende italiane.

Il lavoro agile migliora l’efficienza

Stiamo superando la concezione del dipendente che deve timbrare all’ingresso ed all’uscita e che deve stare in azienda almeno otto ore al giorno; il nuovo modello prevede che se ne valuti il contributo all’organizzazione in funzione della redditività, con una logica di confronto tra obiettivi e risultati. Il che implica anche una nuovo rapporto inclusivo e sostenibile tra datore di lavoro e dipendente, improntato sulla fiducia e non sul controllo, sulla flessibilità, sulla responsabilizzazione del dipendente e sulla partecipazione ai risultati del proprio gruppo di lavoro.

Auto responsabilizzazione

E quando un individuo viene responsabilizzato, quando vede che i propri sforzi sono apprezzati e apportano benefici di cui lui stesso è partecipe, che gli è concessa la libertà di crescere, non può che generarsi nuovo valore per l’azienda, sia al proprio interno sia nell’immagine esterna. Sostenibilità a tutto tondo, insomma.

Si tratta di una rivoluzione culturale? Forse, ma il lockdown ha dimostrato che ci siamo più vicini di quanto non pensavamo. Se ne sono rese conto le grandi aziende, il piccole e le medie, le pubbliche amministrazioni…

Scenari tecnologici e sostenibili

Torniamo adesso alle tecnologie; non ci riferiamo solo alle riunioni da remoto o alla gestione degli archivi in cloud, che di fatto consente lo smart working. Volgiamo parlare di trasformazione digitale, tecnologie di intelligenza artificiale, gestione di big data, blockchain e chissà quali altre di proporrà il futuro; tecnologie che cambieranno il modo in cui le persone fanno le cose, che creeranno profonde trasformazioni sulle relazioni sociali, sull’ambiente, sull’economia… nel bene e nel male.

Come possiamo influenzare questa transizione, indirizzandola verso il bene e non verso il male? Che potere di controllo abbiamo nell’indirizzare la rivoluzione digitale, in atto da tempo ma ben lungi dall’essere conclusa?

Gli ultimi decenni hanno dimostrato che non possiamo, a nessun livello della società, controllare il progresso indotto dalla rivoluzione digitale. Possiamo solo trovare il modo di fare meno danni possibili, di far si che la tecnologia sia funzionale all’essere umano e non viceversa, producendo impatti positivi sulla società, sull’ambiente ecc…

E qui torniamo al tema della sostenibilità. Perché orientare la tecnologia verso il bene piuttosto che verso il male, vuol dire contribuire a creare un futuro sostenibile a tutti i livelli.

Ad ognuno la propria sostenibilità

In questo momento storico, in cui come detto sopra le aziende hanno investito grosse risorse in tecnologie prima poco sfruttate, questo impegno è ancora più importante. Organizzazioni internazionali, Governi, pubbliche amministrazioni, manager di grandi e piccole industrie… ognuno deve fare la propria parte. Il faro da seguire lo abbiamo già; sono gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle nazioni unite (SDGs) per il 2030, che devono guidare le nostre azioni per il prossimo decennio.

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