Sicurezza e salute sostenibili: da obbligo a opportunità

Il tema della salute e della sicurezza sul lavoro è oggi disciplinato da un impianto normativo complesso la cui corretta implementazione mette al riparo il datore di lavoro da sanzioni anche penali. Eppure spesso la mera applicazione della norma si riduce ad adempimenti di natura formale e burocratica non considerando le potenzialità di creazione di valore che una gestione strategica e sostenibile di questi temi possono avere sulle organizzazioni.

Lo scenario attuale tra obblighi e sanzioni

L’impianto normativo attuale è imperniato da un lato sul ruolo cardine del datore di lavoro cui è assegnato il compito di valutare i rischi (e di redigere di conseguenza il DVR – documento per la valutazione dei rischi) oltre che di implementare le misure necessarie per la tutela dei dipendenti.

Dall’altro lato mira a coinvolgere direttamente i lavoratori attraverso percorsi formativi ad hoc e l’istituzione di apposite figure aziendali (interne o esterne) con l’obiettivo di rendere quanto più effettivo possibile questo sistema, che almeno negli intendimenti del legislatore, è basato sulla prevenzione.

Il D.lgs 81/2008, noto anche come testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro (così come poi riformato dal D.Lgs 106/2009) prevede inoltre una disciplina sanzionatoria particolarmente cogente di carattere civile ed amministrativo, ma anche penale.

I numeri del 2019 disponibili sul sito dell’INAIL tratteggiano, nonostante questo, una situazione allarmante: nel 2019 sono state presentate più di 640.000 denunce di infortunio, di cui oltre 1.000 si sono rivelate mortali. E il dato è in (seppur lieve) aumento rispetto a quello del 2018. Come affrontare allora il problema? Le norme in vigore non sono sufficienti?

Fra forma e sostanza

La mera applicazione della legge dovrebbe mettere al riparo il datore di lavoro dalla possibilità di evitare le sanzioni e di essere tutelato nel caso si verificassero infortuni nonostante le misure adottate.

E fin qui va bene. Però qui c’è in ballo la vita delle persone, soprattutto in certi settori dove il rischio di infortunio è particolarmente elevato, anche in termini di gravità oltre che di probabilità.

Posso avere assolto a tutti gli adempimenti richiesti, ma posso averlo fatto principalmente nella forma piuttosto che nella sostanza.

Se pago un consulente per redigere il DUVR e poi lo metto in cassetto, sono stato diligente, dal punto di vista formale, ma lo sono stato anche dal punto di vista sostanziale? Questa è la differenza tra essere normativamente compliance ed essere sostenibili.

La sicurezza sostenibile

Gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 (SDGS) affrontano il tema della salute e della sicurezza sul lavoro ben due volte: SDG 8 “Lavoro Dignitoso e Crescita Economica” e SDG 3 “Salute e Benessere”.

Abbiamo visto, in molti articoli del nostro blog, che la sostenibilità prende le mosse da un abbrivio volontario dell’imprenditore (o del management) che riesce a cogliere più in là del semplice dettato normativo. Che intravede un’opportunità dove gli altri vedono solo costi in più da sostenere.

Quindi non si tratta solo di mettersi in regola dal punto di vista normativo, questa è la base. Si tratta di indirizzare l’organizzazione verso un modus operandi che limiti il più possibile i rischi e che consenta a tutti gli attori coinvolti (lavoratori in primis) di essere coinvolti -e quindi partecipi- in questo processo.

Si chiama strategia, e come ogni strategia richiede prima di tutto una dimensione culturale affinché venga attuata nella sua pienezza.

Magari all’inizio verrà richiesto qualche sforzo in più, anche in termini economici, ma poi i risultati di solito non tardano ad arrivare: la percezione di lavorare in contesto in cui il datore di lavoro ha a cuore la salute e la sicurezza del lavoratore può generare ritorni di produttività inimmagibili. O meglio che solo chi ha sperimentato può immaginare. E la storia e l’attualità sono pieni di esempi in tal senso, anche in tempi di lockdown e di restrizioni cogenti per ragioni sanitarie.

Occorre quindi, dopo essere stati visionari, essere pragmatici: pianificare, darsi degli obiettivi e misurarne il loro raggiungimento.

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